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11/6/10
In dialogo sulle orme di Francesco - Preghiera - Giugno 2010


viviamo l’unità  
una grande famiglia di cristiani appartenenti a chiese diverse 
prega con te creando unità 

la terza domenica di ogni mese  
 
Quest’anno ascolteremo l’invito all’unità dell’autore della Lettera agli Efesini “a ciascuno di noi è stata data la grazia secondo la misura del dono di Dio...ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti... per rendere i santi idonei al servizio... per edificare il corpo di Cristo... finche arriviamo tutti all’unità della fede... allo stato di uomo perfetto... proclamando la verità nella carità...” (Ef 4,7-16). Dopo aver radicato l’unità del corpo nella vita trinitaria (Ef 4,4-6), ora l’autore parla della posizione e del ruolo dei singoli nella vita del corpo. “A ciascuno di noi è stata data la grazia” (v. 7), cioè un dono o carisma, “per il servizio, per l’edificazione del corpo di Cristo” (v. 12); il criterio e l’unità di misura del carisma è quello del dono, cioè, della gratuità (v. 7). Il carisma personale, quindi, rimane sempre un dono, ma diventa anche un compito e una responsabilità nei confronti di tutto il corpo ecclesiale. All’interno dei diversi carismi alcuni (apostoli, profeti, evangelisti, pastori e maestri) hanno la funzione specifica di rendere tutti i santi idonei a rendere il loro servizio per l’edificazione del corpo (v. 11).
Tutti questi carismi sono conquista e dono di Cristo che dopo la sua umiliazione è salito al cielo e sono la concretizzazione della grazia, dono del Risorto, che è diventato capo e compimento di tutto l’universo (vv. 8-10).
I doni sono effusi dal Risorto perché la chiesa è una realtà viva e in continua crescita. Meta di questo cammino di crescita è “l’unità nella fede e nella conoscenza del Figlio di Dio”, cioè, una fede sempre più consapevole e vissuta, proiettata verso una perfezione, che si misura solo nel suo rapporto con Cristo, cioè, nella misura in cui è riempita dalla pienezza divina di Cristo (v. 13); è una chiesa che tende verso la realizzazione dell’uomo nuovo costituito dalla riconciliazione in Cristo di ebrei e pagani (cf. Ef 2,15). L’immagine della chiesa diventa quella dell’uomo completamente trasformato.Questa crescita non è tanto di carattere estensivo, quanto intensivo, e si realizza in una progressiva maturazione nella fede, nella conoscenza e nell’amore: è la rivelazione e testimonianza della verità attraverso la carità (v. 15).Nella chiesa si realizza, come in un nucleo profetico, l’opera salvifica di Dio per tutto il cosmo. Per questo, vivere l’unità è il primo impegno etico della chiesa. L’edificazione del corpo è compiuta quando tutti raggiungiamo l’unità nella fede e nella carità; senza di essa vane sarebbero tutte le unificazioni strutturali. Non siamo noi chiamati a creare unità: il vincolo della pace, frutto della riconciliazione operata da Cristo sulla croce (cf. Ef 2,14-16), è già presente; noi siamo chiamati a “conservare” l’unità, che è dono dello Spirito (Ef 4,3). Ma l’unità è un dono che non ci può lasciare passivi, perché è anche un compito, che si esprime in atteggiamenti come “ogni umiltà, mansuetudine e pazienza” (Ef 4,2), che pure sono frutti dell’azione dello Spirito (cf. Gal5,22s), e che hanno come asse portante l’amore che tutto sopporta (Ef 4,2).
Solo una vita ecclesiale radicata nell’esperienza della vita trinitaria può sperimentare la vera unità e rivelare l’unità divina: è l’esperienza dello Spirito. Per questo l’unità deriva da un triplice radicamento: l’unico Spirito, l’unico Signore, l’unico Padre.
“Un solo corpo e un solo Spirito” (v. 4): lo Spirito Santo è il primo fattore di unità dell’unico corpo, formato dai diversi gruppi etnici (cf. Ef 2,16.18); ad esso ci si deve richiamare per rafforzare o ristabilire l’unità. Ma lo Spirito rafforza l’unità infondendo un’unica speranza (v. 4): la speranza è componente essenziale della vita cristiana e fa parte della prima chiamata; essa orienta alle cose future  e rivela la natura, il fine e la missione della chiesa (Ef 1,12.21-23).
“Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo” (v. 5): mediante l’unico battesimo, con la confessione dell’unica fede nell’unico Signore Gesù Cristo, riceviamo il sigillo dello Spirito (cf. Ef 1,13), principio di unità (cf. Gal 3,28; 1 Cor 12,13; Col 3,11).
“Un solo Dio e padre di tutti...”: (v. 6): l’unità della chiesa è radicata nell’unicità di Dio Padre, ma è contemporaneamente inserita in un contesto universale e cosmico, poiché la paternità di Dio si estende “sopra-per mezzo-in” tutti. La chiesa, nella sua unità, è segno dell’unica paternità universale di Dio.
Senza questo radicamento trinitario, operante nella vita e non solo nelle enunciazioni, l’unità manca di un vero fondamento e di una legittima speranza. Solo un battesimo coerentemente vissuto è in grado di distruggere tutti i muri delle divisioni reali e strutturali.





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